Fino a domenica in scena al teatro Anfitrione di Roma
uno spettacolo tratto dal film cult di Mel Brooks

La "inumana" sfida del
dottor Frankenstein junior

di Paolo FANTAUZZI

Quello di Mel Brooks trent'anni fa fu un omaggio del primo classico "Frankenstein" e, al tempo stesso, una parodia, un affettuoso omaggio alla bellezza dei vecchi film in bianco e nero.
Sulla stessa lunghezza d'onda si pone anche la versione teatrale dell'associazione culturale "Linea di Confine", con la dovuta differenza che l'omaggio stavolta è reso alla straordinaria magia del cinema e nella fattispecie all'opera del grande comico americano, divenuto film cult per un' intera generazione.
Sarebbe tuttavia errato pensare che lo spettacolo sia una semplice trasposizione teatrale del film.
Naturalmente resta la sfida del nipote del barone Victor von Frankenstein là dove il nonno ha fallito (ovvero infondere la scintilla della vita in una nuova, perfetta creatura), così come non muta la scarsa affidabilità dei suoi assistenti.
A parte l'adattamento per il palcoscenico e il taglio di alcune scene che non nuocciono all'economia dello spettacolo (come l'arresto e la fuga dalla prigione della creatura), la riproposizione di quella storia, pazza e divertentissima, è ottenuta grazie anche all'aggiunta di un pizzico di follia in più e sfruttando la magia che solo il palcoscenico di un teatro può dare.
In effetti l'atmosfera noir, fuori del tempo, a tratti spettrale, è davvero ben curata attraverso un sapiente uso delle luci.

La musica, che va dai toni epici a quelli beffardi, accompagna e sottolinea la particolarità del frangente, sottolineando, ove necessario, ora l'aspetto grave (Wagner, "2001 Odissea nello spazio"), ora quello inquietante (il tema de "Lo squalo"), ora il comico (come avviene con l'uso di "Je t'aime moi non plus" o della colonna sonora de "La pantera rosa").
Nella inarrestabile sequenza di gag e battute, degna di nota è la bravura degli attori nel ruolo degli assistenti del dottore (Sebastian Barbalan e Viviana Lentini) in un ruolo non facile che nel film erano interpretati da due fenomeni come Marty Feldman e Teri Garr. Allo stesso modo regge bene il confronto anche l'attore Angelo De Angelis, che in una parte esclusiva e quindi tutt'altro che semplice - soprattutto per il precedente rappresentato dal grande genio comico di Gene Wilder - in una scoppiettante miscela di comicità e teatralità riesce bene a reggere quasi da solo lo spettacolo come si conviene ad un "one-man-show".

Al Teatro Anfitrione, Via di San Saba 24 - Roma.
Repliche fino al 31 ottobre alle ore 21.00, domenica alle 17.30.